Segnaliamo un articolo importante di Marcum e Saderi, apparso su Upstream. Importante per due motivi.
In primo luogo l’articolo sostiene che le recenti pressioni sul sistema della comunicazione scientifica, tra cui interferenze politiche sui contenuti pubblicabili, limitazioni al finanziamento delle APC e riduzioni di personale nelle istituzioni di ricerca, impongano una riflessione profonda sui meccanismi con cui la scienza viene diffusa e valutata. Secondo gli autori, affidarsi esclusivamente al modello tradizionale basato sulle riviste e sulla peer review organizzata dagli editori rende il sistema vulnerabile e soggetto alle decisioni di pochi attori e ai cambiamenti politici o economici.
Un primo elemento centrale del testo è il modello Publish–Review–Curate (PRC), che propone di separare le funzioni di pubblicazione, valutazione e selezione dei risultati della ricerca. In questa visione, la comunicazione scientifica non deve necessariamente passare attraverso un editore commerciale o una rivista. I preprint consentono infatti agli autori di rendere immediatamente disponibili i propri lavori, mentre la revisione può essere svolta da comunità scientifiche aperte e indipendenti. Iniziative come PREreview, Review Commons e Peer Community In o MetaROR dimostrano che la valutazione scientifica può avvenire attraverso reti distribuite di ricercatori e infrastrutture aperte, senza che una singola rivista controlli l’intero processo. L’idea di fondo è che la qualità scientifica non dipenda dall’autorità editoriale, ma dalla trasparenza del processo di revisione e dal coinvolgimento della comunità. In questo modo, pubblicazione e peer review diventano beni comuni governati dalla comunità scientifica piuttosto che servizi monopolizzati dagli editori.
Il secondo aspetto evidenziato dall’articolo riguarda il rischio crescente di interferenza politica nella ricerca scientifica. Gli autori riportano il caso di un preprint prodotto da ricercatori della FDA statunitense sulla sicurezza dei vaccini contro il COVID-19. Secondo quanto riferito, la pubblicazione sulla rivista sarebbe stata bloccata dalla leadership politica dell’agenzia perché le conclusioni dello studio non erano allineate con le priorità dell’amministrazione. In risposta, PREreview ha organizzato una revisione pubblica e aperta del lavoro (Live review), consentendo alla comunità scientifica di discuterne metodi, risultati e conclusioni indipendentemente dalle decisioni politiche. Il caso viene presentato come esempio concreto di come preprint e peer review aperta possano garantire la continuità del dibattito scientifico anche quando i canali istituzionali vengono ostacolati.
L’articolo amplia poi la riflessione al contesto statunitense più generale, criticando alcune recenti proposte di riforma che attribuirebbero maggiore potere agli incaricati politici nella valutazione dei finanziamenti alla ricerca, riducendo il ruolo degli esperti indipendenti. Secondo gli autori, la valutazione del merito scientifico dovrebbe rimanere una responsabilità della comunità accademica e non essere subordinata a priorità politiche mutevoli. Concentrando il potere decisionale in poche istituzioni o uffici governativi aumenta infatti il rischio che orientamenti politici temporanei influenzino ciò che può essere finanziato, pubblicato o persino discusso.
La conclusione è che l’open science non rappresenta soltanto un modello per garantire l’accesso ai risultati della ricerca, ma soprattutto uno strumento di resilienza istituzionale. Attraverso preprint, infrastrutture aperte e revisione comunitaria, il potere di pubblicare, discutere e valutare la ricerca viene distribuito tra molti soggetti invece di essere concentrato nelle mani di editori, enti finanziatori o governi.
Political priorities will change. Publishing models will adapt. Technologies will continue to reshape how research is produced, reviewed, and shared. Resilience comes from ensuring that the ability to participate in science is not concentrated in any one of them.
In questa prospettiva, la scienza rimane un bene pubblico proprio perché la responsabilità della sua validazione e diffusione resta nelle mani della comunità scientifica nel suo complesso.

