Da anni sentiamo ripetere che il sistema della comunicazione scientifica è in crisi. Qualcuno ha definito la situazione agghiacciante. Qualcun altro ha parlato di oceano di conoscenza in cui galleggia una quantità allarmante di spazzatura.
I costi degli abbonamenti e delle APC continuano a crescere, la peer review mostra segni di affaticamento, pochi grandi editori controllano una parte consistente del mercato e la valutazione della ricerca continua a basarsi sul prestigio delle riviste più che sul contenuto degli articoli.
Eppure, nonostante una consapevolezza ormai diffusa dei problemi, il cambiamento procede lentamente (un passo avanti e due indietro).
Un recente preprint registra le reazioni di un gruppo di ricercatori internazionali rispetto alla proposta Towards Responsible Publishing di cOAlition S aiuta a capire perché. L’idea alla base della proposta della Coalizione è semplice e, per certi aspetti, non del tutto nuova anche se poco implementata (si pensi ad Open Research Europe o a PCI): diffondere immediatamente i risultati della ricerca tramite preprint e organizzare la valutazione scientifica in modo più aperto, trasparente e continuo. Un modello (Publish Review Curate) che ridurrebbe il peso delle riviste tradizionali e restituirebbe maggiore controllo alle comunità accademiche.
La consultazione internazionale svolta dagli autori mostra come gli ostacoli non siano tanto tecnologici quanto sociali e culturali.
Il primo riguarda il carico di lavoro. Molti ricercatori temono che un sistema aperto significhi semplicemente più attività da svolgere: più articoli da valutare, più commenti, più responsabilità. Altri sottolineano invece che il vero problema è che oggi gran parte di questo lavoro viene svolto gratuitamente e senza riconoscimento. Forse non serve lavorare di più, ma distribuire meglio il lavoro e riconoscerne finalmente il valore.
Il secondo ostacolo è il prestigio. Il sistema accademico continua a premiare chi pubblica nelle riviste considerate più prestigiose. Per questo motivo, anche chi vede i limiti dell’attuale modello esita ad abbandonarlo. È il classico paradosso della comunicazione scientifica: molti criticano il sistema, ma devono continuare a giocare secondo le sue regole per ottenere finanziamenti, avanzamenti di carriera e riconoscimento professionale.
C’è poi il tema della qualità della ricerca. Alcuni temono che una diffusione più rapida dei risultati possa favorire errori e lavori poco affidabili. Ma altri osservano che il sistema attuale non garantisce affatto l’assenza di frodi o cattiva scienza. Al contrario, una revisione aperta e trasparente potrebbe rendere più facile individuare problemi che oggi restano nascosti per anni dietro processi editoriali opachi.
Infine emerge la questione della diversità disciplinare. Le pratiche della fisica non sono quelle della medicina, e quelle della medicina non sono quelle delle scienze umane o sociali. Molti sostengono che sia impossibile trovare un modello unico. Ma la diversità non dovrebbe diventare una scusa per l’immobilismo. Nessuna riforma sarà perfetta per tutti, ma questo non significa rinunciare a sperimentare.
La lezione più interessante dello studio è forse un’altra. Il vero ostacolo al cambiamento non sono gli editori, né la tecnologia, né le infrastrutture. È la convinzione, spesso implicita, che il sistema attuale sia inevitabile.
Eppure l’editoria scientifica che conosciamo oggi non è una legge di natura. È il risultato di decisioni storiche, equilibri di potere e scelte economiche.
Le alternative esistono già. La domanda è se università, enti finanziatori e comunità accademiche avranno il coraggio di costruirle insieme o continueranno a delegare il governo della comunicazione scientifica a un mercato che sempre più spesso appare incapace di rispondere agli interessi della ricerca stessa.
Un punto interessante è che gli autori dell’articolo hanno coerentemente proceduto secondo la proposta di cOAoalitionS.
Hanno sottoposto il testo a MetaROR, una piattaforma per la open peer review
Il testo è stato assegnato a due editor che hanno individuato i revisori. I revisori hanno svolto la peer review che è leggibile da chiunque e gli editor hanno già scritto le loro raccomandazioni.
Sia raccomandazioni che peer review sono identificate da un DOI e si attende a questo punto la risposta degli autori.

