Valutare le politiche di scienza aperta: l'esperienza francese

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Un preprint pubblicato qualche settimana fa su ARXIV presenta gli esiti di una ricerca (An analysis of the effects of open science indicators on citations in the French Open Science Monitor) che mette in correlazione le pratiche della scienza aperta e un aumento dell’impatto citazionale. In pratica la presenza di un preprint per una pubblicazione, o il collegamento con dati, codice e software, sembra essere collegato ad un aumento delle citazioni.

La fonte è il French Open Science Monitor implementato dal Ministero della ricerca francese in concomitanza con la policy sulla scienza aperta adottata nel 2018 (e poi rivista nel 2021). Il Monitor analizza alcuni indicatori di scienza aperta quali il numero di pubblicazioni open access, il numero di Tesi di dottorato aperte, il numero di pubblicazioni che condividono i dataset, il numero di pubblicazioni che condividono codici o software e il numero di pubblicazioni collegate a clinical trials registrati nel triennio precedente.

L’articolo è interessante sotto diversi punti di vista (fra cui l’aumento citazionale sembra essere quello meno rilevante).

In primo luogo il Ministero Francese ha adottato una politica sulla scienza aperta e ha selezionato gli indicatori per monitorarla. In secondo luogo i dati sono aperti, indipendenti da soggetti commerciali e quindi riutilizzabili da chiunque voglia rifare analisi. L’articolo sull’impatto citazionale utilizza dati provenienti da OpenAlex e da Crossref e li mette a disposizione della comunità su Figshare.

Forse il tema dell’impatto citazionale non è il più rilevante in ambito di scienza aperta, forse sarebbe stato importante verificare se le pratiche di scienza aperta hanno avuto un influenza positiva sulle cattive pratiche che affliggono la scienza soprattutto in questi ultimi anni (documentate da retractions, espressions of concern, post publication discussions su PubPeer).

Resta il fatto che queste analisi potranno certamente essere eseguite in futuro perché la Francia dispone di dati propri (e non di terze parti) per effettuarle.