Pratiche di pubblicazione alternative: Preprint e Open peer review

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Il report di Knowledge exchange segnalato qui analizza alcune pratiche di pubblicazione alternative partendo da quelle maggiormente compatibili con il sistema editoriale attuale e dunque più facilmente adottabili.

La prima di queste pratiche è il caricamento dei preprint su server ad hoc, che nasce nell’ambito della fisica e della matematica e si è poi esteso soprattutto durante il periodo di emergenza sanitaria anche all’ambito delle life sciences. Questa pratica è particolarmente diffusa nel Nord America ed in Europa, mentre risulta poco utilizzata in altre parti del mondo. Per alcune discipline (scienze umane e sociali) l’uso dei preprint è poco conosciuto e poco diffuso.

Ancora qualche anno fa gli editori tradizionali (soprattutto nell’ambito delle life sciences) facevano fatica ad accettare i preprint considerando la pratica in contrasto con il requisito dell’esclusiva richiesto da moltissime sedi editoriali. Oggi il deposito dei preprint è ritenuto un requisito importante da molte sedi prestigiose.

Il sito ASAPBIO fornisce molti materiali utili a comprendere la funzione di questa forma di pubblicazione compreso un breve corso. Il sito fornisce anche anche una directory dei server di preprint che tiene conto di diversi aspetti (disciplina, proprietà, eventuali pratiche di screening, indicizzazione, possibilità di inserire commenti).

L’altra pratica analizzata è quella della open peer review, una pratica adottata sia in contesti editoriali più tradizionali (MDPI, PLoS, BMC) che in contesti più innovativi (PCI, Open Research Europe, eLife). Sulla apertura dei report di revisione non ci sono grandi obiezioni, mentre più complicata sembra essere la firma dei report di revisione, soprattutto da parte dei ricercatori più giovani. L’open peer review può essere modulata e in alcuni casi è possibile per il revisore mantenere l’anonimato.

Preprint e Open peer review sono il punto di partenza per il modello Publish Review Curate. Su questo modello si fonda la piattaforma Open Research Europe, una iniziativa avviata come progetto dalla Commissione europea, e ora, in questa fase di consolidamento, ospitata dal CERN e cofinanziata da un gruppo di 11 paesi fra cui l’Italia. Si spera a questo punto in un allineamento fra le politiche di valutazione del Ministero e le azioni di supporto intraprese.