Il report di Knowledge exchange recentemente pubblicato (Charting new paths, the promise of alternative publishing practices) e commissionato dalle organizzazioni di sei paesi europei (CSC in Finlandia, CNRS in Francia, DeiC in Danimarca, DFG in Germania, Jisc in Gran Bretagna and SURF Nei Pesi Bassi) analizza le pratiche emergenti di condivisione dei risultati della ricerca e gli ostacoli che incontrano nel contesto attuale, con lo scopo di allineare le infrastrutture di ricerca digitali con l’evoluzione tecnologica, economica e politica della società che richiede trasparenza, accessibilità ampia e riproducibilità.
Le pratiche di pubblicazione alternative rappresentano metodi innovativi per condividere la ricerca, migliorandone la trasparenza e la accessibilità. Vengono identificate sei pratiche principali (che descriveremo nel dettaglio in successivi post): preprint, peer review aperta, preregistrazione, versioning, revisione e curatela post-pubblicazione (modello publish review curate), pubblicazioni modulari. Queste pratiche tentano di superare i limiti dei modelli di pubblicazione tradizionali, nell’ottica di una maggiore integrità della ricerca, maggiore efficienza e maggiore equità.
Preprint e peer review aperta sono più compatibili con i flussi di lavoro esistenti; preregistrazione e versioning richiedono investimenti e coordinamento; le pubblicazioni modulari richiedono trasformazioni radicali.
Le barriere allo sviluppo di forme di pubblicazione alternative al modello attuale sono sistemiche e culturali, non tecniche o tecnologiche, e si legano ad incentivi e ai modelli di valutazione in atto.
La proposta di Knowledge exchange è quella di avviare una prima fase di sperimentazione dei nuovi approcci e modelli che preveda la introduzione di correttivi e miglioramenti senza mettere in pericolo le aspirazioni di carriera dei giovani ricercatori. Questa fase richiede sostegno economico da parte del finanziamento pubblico. Una volta che i nuovi modelli saranno stati messi a punto potranno essere adottati da istituzioni, finanziatori ed editori e diventare pratiche standard.
Una delle sfide principali che ci si trova ad affrontare è rappresentata dal fatto che le nuove forme di pubblicazione non sono tracciate nelle infrastrutture da metadati che le identifichino.
(Nel nostro Paese ad esempio le tipologie previste nel sito del Ministero sono ancora fortemente collegate al mondo analogico e non hanno visto nel corso degli anni alcun tipo di sviluppo per la inclusione di nuovi modelli).
Il primo punto da affrontare sarebbe quello di allineare le infrastrutture alle nuove tipologie di pubblicazione prevedendo set di metadati adeguati che le descrivano accuratamente.
Il secondo punto è il riconoscimento da parte dei finanziatori delle nuove forme di pubblicazione.
(Ad esempio la Bill e Melinda Gates Foundation o ERC considerano i preprint come attività di ricerca e le ammettono nei CV di coloro che applicano).
Il terzo step è rappresentato dalla valorizzazione da parte delle istituzioni delle nuove pratiche che promuovono trasparenza e riproducibilità delle ricerche nei processi di reclutamento e valutazione dei ricercatori.
Le piattaforme di pubblicazione tradizionali (tipicamente quelle commerciali) dovrebbero includere schemi di metadati che descrivano anche le nuove tipologie di pubblicazione
Le piattaforme alternative (tipicamente quelle open access diamond) dovrebbero puntare oltre che alla descrizione delle nuove tipologie con set di metadati ad hoc, anche alla sostenibilità economica.
Tutte le pratiche descritte nel report sono in qualche modo in atto, la sfida consiste nel portarle a sistema e nel farle diventare pratiche consolidate e ampiamente adottate. Non si tratta di una rivoluzione, ma di un processo che veda un coordinamento fra rigore e trasparenza e le giuste aspirazioni di carriera dei ricercatori.
Nei prossimi post si analizzeranno nel dettaglio le diverse pratiche proposte nel report.


