Open Science: serve un cambiamento sistemico

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A cinque anni dalla Raccomandazione UNESCO sulla Scienza Aperta, le principali organizzazioni europee di supporto alla ricerca (ALLEA, LIBER, SPARC Europe, EIFL, IFLA e OPERAS) lanciano un appello alla Commissione Europea (Joint Statement on Open Science Open Science as a pillar for strengthening the European Research Area Opportunities and remaining barriers):: i progressi compiuti sono importanti, ma non sufficienti. La Scienza Aperta è ormai riconosciuta come un elemento essenziale dello Spazio Europeo della Ricerca, ma persistono ostacoli economici, giuridici, organizzativi e culturali che ne limitano l’adozione su larga scala.

Il Joint statement sottolinea come l’accesso aperto ai risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici debba diventare la norma per pubblicazioni, dati, software, metodi e protocolli. Tuttavia, l’attuale ecosistema dell’Open Access continua a essere caratterizzato da forti disuguaglianze. I modelli basati su APC e BPC, così come molti accordi trasformativi, vengono descritti come economicamente insostenibili e incapaci di garantire una partecipazione equa al processo di generazione disseminazione e  comunicazione della conoscenza scientifica.

Tra le richieste rivolte all’Unione Europea vi sono l’introduzione di un diritto di ripubblicazione secondaria armonizzato a livello europeo, la tutela dei diritti degli autori e delle istituzioni, il rafforzamento delle pratiche FAIR per i dati della ricerca e il sostegno a infrastrutture aperte, federate e governate dalle comunità scientifiche e non da soggetti privati orientati al profitto. Particolare attenzione viene dedicata anche alla necessità di ridurre la dipendenza da piattaforme commerciali e di rafforzare la sovranità digitale europea nel campo della ricerca.

Il documento richiama inoltre l’importanza della valutazione della ricerca come leva di cambiamento. Gli attuali sistemi, ancora fortemente dipendenti da metriche quantitative e prestigio delle sedi di pubblicazione, sono considerati un ostacolo alla diffusione delle pratiche di Open Science. Per questo si propone di rafforzare iniziative come CoARA e di riconoscere adeguatamente la condivisione dei dati, del software e degli altri risultati della ricerca.

Un messaggio particolarmente significativo riguarda il sostegno a modelli di comunicazione scientifica equi, non profit e governati dalla comunità, come il Diamond Open Access, indicati come possibili alternative ai meccanismi commerciali che oggi dominano il mercato editoriale.

Il documento lascia intendere che il problema non è la mancanza di strumenti, raccomandazioni o dichiarazioni di principio. Il nodo è che molte delle strutture che governano oggi la comunicazione scientifica continuano a operare secondo logiche che ostacolano apertura, equità e condivisione. Per questo la Scienza Aperta non può essere trattata come un insieme di adempimenti o di progetti paralleli: implica una ridefinizione dei rapporti tra ricerca, infrastrutture, valutazione e mercato. Cinque anni dopo la Raccomandazione UNESCO, la domanda non è più se la Scienza Aperta sia desiderabile, ma se esista la volontà politica di affrontare i cambiamenti necessari per renderla possibile.