La comunicazione scientifica come responsabilità collettiva

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Il CWTS (Centre for Science and Technology Studies dell’Università di Leiden) ha sviluppato una nuova interessante Scholarly Communication Policy che parte da un approccio innovativo: la comunicazione scientifica non è una scelta esclusivamente individuale dei ricercatori, ma una responsabilità collettiva delle comunità di ricerca e delle istituzioni.

La politica nasce dalla consapevolezza che le scelte di pubblicazione non sono neutre: definiscono chi può accedere alla conoscenza, quali infrastrutture vengono sostenute e quale sistema di comunicazione scientifica si consolida nel tempo. Per questo il CWTS invita a superare l’idea che pubblicare significhi semplicemente produrre articoli per avanzare nella carriera accademica.

Secondo il documento, l’obiettivo della pubblicazione dovrebbe essere quello di raggiungere specifici pubblici e generare impatto, favorendo il dibattito, il riuso della conoscenza e il cambiamento sociale. Di conseguenza, gli articoli scientifici rappresentano solo una delle molte possibili forme di comunicazione. In molti casi possono essere altrettanto efficaci report, policy brief, dataset, software, preprint, blog, podcast o articoli divulgativi.

Un secondo elemento centrale è la critica all’attuale modello di open access così come interpretato dalla editoria commerciale. Pur riconoscendo i progressi compiuti nell’accesso aperto alla letteratura, il CWTS evidenzia come i modelli basati sulle Article Processing Charges (APC) abbiano semplicemente spostato i costi dai lettori agli autori e alle loro istituzioni, senza modificare in modo sostanziale gli equilibri di potere nel sistema editoriale. Le disuguaglianze e la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi grandi editori commerciali rimangono infatti sostanzialmente inalterate.

Per questo motivo la policy promuove forme di comunicazione scientifica aperte e governate dalla comunità accademica, come repository istituzionali, server di preprint, iniziative diamond open access e riviste gestite da società scientifiche, con l’obiettivo di rafforzare il controllo della comunità sulla circolazione della conoscenza.

Il documento sottolinea inoltre che le decisioni di pubblicazione producono effetti cumulativi. Considerare ogni pubblicazione come un caso isolato significa rinunciare alla capacità collettiva di influenzare il sistema. Al contrario, istituzioni e comunità scientifiche possono coordinare strategie, investimenti e standard qualitativi per orientare l’evoluzione della comunicazione della ricerca.

La policy non impone un unico modello di pubblicazione, ma intende rendere più espliciti i compromessi tra esigenze disciplinari, vincoli di carriera, aspettative dei finanziatori e obiettivi di impatto, favorendo una discussione collettiva su tali scelte.

Infine, il CWTS colloca questa iniziativa nel più ampio contesto delle riforme in corso nei Paesi Bassi, che stanno ripensando la cultura della pubblicazione nell’ambito delle politiche di Recognition & Rewards. L’obiettivo è stimolare altre università e istituti di ricerca a riflettere non solo su dove pubblicare, ma soprattutto su perché comunicare la conoscenza, a chi rivolgersi e quale sistema di comunicazione scientifica si vuole contribuire a costruire.