Cosa accade se non vuoi pagare per pubblicare? Romanticismo e ostinazione

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Tre matematici si mettono nei panni di un ricercatore “strambo” (weirdo) un po’ romantico e molto ostinato che decide per moltissimi buoni motivi che pagare per pubblicare non è affatto una buona idea.

I motivi sono sotto gli occhi di tutti anche se pochi li vedono (o li vogliono vedere): scarsità di fondi, aumento delle disuguaglianze, comportamenti opportunistici, esistenza di modelli alternativi e molto più virtuosi (green e diamond), rischio di un abbassamento della qualità di ciò che si pubblica. Cosa accade se un ricercatore che è consapevole dei costi per pubblicare vuole fare opt out dai contratti trasformativi decisi (imposti?) dalla propria istituzione o dai consorzi nazionali?

Here we just want to tell a story. The story of what happens if you do not want to have your article published with a gold-open-access agreement. […] without you being consulted, without you knowing the costs of it, and without you agreeing, your university stipulated an agreement to let you, and everybody in your institution, publish open-access “for free.”

La storia non finisce bene, perché pare che un opt out (almeno dalle parti dei nostri autori) sia pressoché impossibile. Ma i nostri ricercatori ostinati pensano che le cose dovrebbero andare diversamente

Our managers should keep in mind that their staff have the scientific stature required for diamond and green open access to prosper. What we need is that our managers stop placing pay-per-publishing models at the same level (or higher) than the brave enterprises for free, and authentically open, science.

Quali le alternative suggerite?

Promuovere la archiviazione sistematica dei preprint (o dei postprint) per esempio e considerare questa attività fra quelle importanti per le promozioni o per la assegnazione di fondi e premi; creare nuove riviste diamond gestite dalle comunità scientifiche e supportate dalle unviersità e dai centri di ricerca; distinguere chiaramente anche nella vulgata fra le diverse forme di open access, perché il diamond e il green sono molto molto diversi dal modello pay per publish (che secondo gli autori poco ha a che fare con l’Open science).

Grazie a Serena Dipierro, Nicola Soave ed Enrico Valdinoci per questo interessante punto di vista