Vedere l’invisibile: cosa rivelano Journal Trends e Author Trends sulla comunicazione scientifica

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Strumenti come Journal Trends e Author Trends, costruiti su OpenAlex e che integrano anche dati da Problematic Paper Screener (PPS), stanno aprendo nuove possibilità per leggere e interrogare la comunicazione scientifica in modo più consapevole e trasparente.

Journal Trends consente di analizzare una rivista attraverso diverse dimensioni: andamento delle pubblicazioni nel tempo, distribuzione per paesi e istituzioni, presenza di autori e contributi ricorrenti. A questo affianca anche indicatori legati all’integrità della ricerca, come retractions, segnalazioni del Problematic Paper Screener e informazioni sullo stato di indicizzazione (ad esempio in Scopus).

Author Trends offre una prospettiva complementare, focalizzata sui singoli ricercatori: visualizza la produzione scientifica anno per anno, le citazioni, le reti di collaborazione, la distribuzione geografica e i principali temi di ricerca, includendo anche segnali critici come retractions o pubblicazioni in sedi problematiche.

Questi strumenti ampliano concretamente le possibilità di analisi: permettono confronti tra riviste, osservazioni longitudinali sui percorsi di ricerca, individuazione di pattern di collaborazione e anche l’emersione di segnali di rischio spesso difficili da cogliere nei sistemi tradizionali. Non sono database chiusi né sistemi di valutazione automatici, ma interfacce che rendono interrogabili da chiunque dati aperti.

Il loro valore, però, non sta solo in ciò che mostrano, ma anche in ciò che non riescono a mostrare. Proprio nell’uso emergono infatti lacune nei metadati: affiliazioni mancanti, distribuzioni incomplete, informazioni geografiche non disponibili. In Journal Trends, ad esempio, queste assenze diventano esplicite grazie a categorie come “unknown”; in Author Trends, limitano la ricostruzione accurata di profili e collaborazioni.

Questo porta a una questione centrale per l’open science: il problema dei dati mancanti. Spesso queste lacune vengono lette come un limite delle infrastrutture aperte. In realtà, sempre più evidenze indicano che il problema nasce a monte, nella qualità e completezza dei metadati forniti dagli editori alle infrastrutture come Crossref. Non tutti i dati raccolti nei processi editoriali vengono infatti resi disponibili in forma aperta, interoperabile e riutilizzabile.

In questo senso, Journal Trends e Author Trends funzionano anche come strumenti diagnostici: rendono visibili le discontinuità nella catena dei dati, permettono di confrontare comportamenti editoriali diversi e aiutano a capire dove l’informazione si perde.

La loro forza non è quindi l’illusione di completezza, ma la trasparenza sui limiti. Ed è proprio questa trasparenza che li rende particolarmente rilevanti oggi: in un contesto in cui la valutazione della ricerca si basa sempre più sui dati, rendere osservabili le lacune è un passaggio essenziale per migliorare la qualità, la responsabilità e l’affidabilità dell’intero sistema.