E’ di qualche giorno fa la pubblicazione di un documento da parte della Swedish Royal Society: Reformation of science publishing: the Stockholm Declaration
Il documento parte dalla considerazione dello stato deprecabile dell’editoria scientifica, una situazione per uscire dalla quale si ritiene sia necessario un cambiamento radicale. Un semplice cambio nei modelli di business infatti non è in grado di porre rimedio a quella situazione che Dorothy Bishop ha definito come “agghiacciante”.
The number of low-quality or fraudulent publications is rising to hundreds of thousands per year, which—if unchecked—will damage the scientific and economic progress of our societies. The result is editor and reviewer fatigue, irreproducible experiments, misguided experiments, disinformation and escalating costs that devour funding from taxpayers intended for research
Si individuano tre cause dello stato in cui versa l’ editoria scientifica: la presenza di una editoria for-profit il cui scopo è prevalentemente (o esclusivamente) il profitto e che ha saputo trasformare la richiesta di maggiore apertura e trasparenza in guadagni elevatissimi (accentuando dall’altro lato le diseguaglianze), l’editoria predatoria che ha immesso nel sistema una grande quantità di articoli di bassa o nessuna qualità e, più recentemente, i papermills che inquinano ulteriormente il sistema con articoli e dati spesso inventati o prodotti da sistemi di AI, che vendono authorship, e che sono spesso connesse ad editors di riviste cosiddette affidabili. La causa del disastro è indentificata in una “economia della reputazione” in cui sono le metriche (e non la qualità) a dare valore ad una ricerca.
Risultato di tutto ciò è la perdita di fiducia nella scienza.
Gli estensori della dichiarazione chiamano all’azione tutti gli attori coinvolti: autori, istituzioni, finanziatori ed editori for profit e suggeriscono
- che l’editoria scientifica ritorni nelle mani delle comunità scientifiche, che le comunità accademiche ritornino in possesso delle riviste sviluppando modelli editoriali no-profit e sostenibili
- che istituzioni e finanziatori della ricerca disincentivino la produzione massiva di articoli di poco o nessun valore, focalizzandosi invece sulla qualità
- che il lavoro indipendente degli investigatori della scienza continui e che le frodi vengano registrate e sanzionate, creando così un disincentivo alle cattive pratiche
- che vengano prodotti regolamenti che sanzionino la frode individuale e quella su scala industriale
Molto di ciò che si dice a proposito della editoria for-profit lo ritroviamo già in un documento del Consiglio d’Europa del 2023, ma nella Dichiarazione viene maggiormente sottolineata la mancanza di trasparenza su come vengano determinati i costi delle APC, e al netto del fatto che il suggerimento è di andare verso una editoria no-profit, per il periodo di transizione vengono definiti alcuni requisiti irrinunciabili a cui l’editoria for-profit deve aderire (apertura, interoperabilità, trasparenza in merito ai finanziamenti). Il modello di riferimento è Publish Review Curate in tutte le possibili declinazioni.
Il ruolo di istituzioni e finanziatori della ricerca risulta fondamentale nell’uso di incentivi che si basino sulla qualità e non considerino le metriche (numero di pubbicazioni o numero di citazioni, IF o H index), e qui il riferimento alla riforma della valutazione della ricerca è molto chiaro.
La Dichiarazione di Stoccolma è il naturale proseguimento di una serie di documenti indicati nella Table 1 e che implicano un rinnovamento della editoria scientifica che deve però coniugarsi ad una modifica dei sistemi di valutazione e a una corresponsabilità di tutti gli attori coinvolti.


