COARA (Coalition for advancing research assessment) ha adottato una modalità di lavoro basata su gruppi di lavoro tematici. Quasi tutti hanno già cominciato a produrre documenti o linee guida e il gruppo Recognizing an rewarding peer review ha appena pubblicato il documento Recognizing and Rewarding Peer Review of Scholarly Articles, Books, and Funding Proposals: Recommendations by the CoARA Working Group on Recognizing and Rewarding Peer Review.
Il documento definisce l’ambito di applicazione, i soggetti coinvolti (enti finanziatori, istituzioni di ricerca, ricercatori e staff di supporto) e le dimensioni considerate (apertura, credito e riconoscimento, supporto infrastrutture e training, fairness e sostenibilità, valutazione).
Non si tratta di un documento prescrittivo, ma di un tentativo di indirizzo che dovrà poi essere contestualizzato nei diversi ambiti disciplinari e applicativi.
Fra i punti di rilievo:
-l’importanza di riferirsi a editori e piattaforme che supportano l’open peer review (revisori e report sono aperti a tutti) o la transparent peer review (i report di revisione sono aperti a tutti ma si mantiene l’anonimato dei revisori).
-l’urgenza di definire come riconoscere le attività di peer review (rendicontazione delle attività di revisione nei CV; richiesta di certificazione da parte di enti finanziatori o istituzioni) tenendo conto della necessità dell’anonimato ove pertinente.
-affiancamento degli ERCs (early career researchers) per una formazione sulla peer review e indirizzo verso una open peer review
-creazione di linee guida (da parte delle istituzioni) in cui si definisce un bilanciamento fra attività di peer review e attività di ricerca.
Un documento importante quello di questo gruppo di lavoro che però suggerisce anche cautela nel considerare le attività di peer review cercando un bilanciamento fra qualità e quantità.
Una certa difficoltà si riscontra in quei punti in cui si cerca questo bilanciamento. Il rischio infatti è, come sempre quando si comincia a contare, l’innesco di comportamenti adattativi volti al raggiungimento di determinati target.
Anche il suggerimento di creare una lista di revisori eccellenti non pare particolarmente felice, proprio per gli effetti che queste liste tendono a generare. Forse può essere più utile la descrizione narrativa di casi d’uso da parte di istituzioni, finaziatori ed editori o piattaforme.
Da ultimo vengono elencate le sfide poste da un modello come quello descritto nel documento: la necessità di bilanciare confidenzialità e apertura (ad esempio nelle proposte di progetto); il fatto che in molti casi anche quando si adotta la peer review aperta vengono resi disponibili solo i report delle pubblicazioni accettate, non quelli delle pubblicazioni rifiutate. In questo senso pare utile la revisione dei preprint
preprints may allow for the posting of referee comments on the preprint version, thus addressing the limitation of foregone credit for reviewers of rejected papers.


