In una presentazione organizzata dal Meta-research center dell’università di Stanford, Anna Albakina, esperta e studiosa di frode scientifica fa il punto su un fenomeno della comunicazione scientifica chiamato Paper mills, cioè imprese commerciali che vendono articoli o co-authorship utilizzando pratiche illecite.
Albakina descrive la pervasività di queste imprese (che in realtà vengono da lontanto, già dai primi anni del 2000), la loro distribuzione, quanto questo tipo di letteratura abbia inquinando e stia inquinando la ricerca scientifica e quanto poco ancora se ne conosca. Purtroppo un campo su cui sarà necessario continuare a investigare in futuro, forse anche aumentando gli eventi formativi che facciano aumentare la consapevolezza dei ricercatori.



[…] (non viene definito quante) perché fortemente sospette di aver pubblicato articoli provenienti da paper mills, contemporaneamente vengono sospesi tutti gli special issues. Sempre negli ultimi due anni sono […]
[…] Paper mills a review mills, ricerche improbabili che vanno ad alimentare altre ricerche improbabili, con percentuali di inquinamento della letteratura scientifica intorno al 2% (ma che rappresentano solo la punta dell’iceberg). Gift e ghost authorship, ricerche irriproducibili, immagini modificate, dati inventati, tortured phrases, citation networks. Il fenomeno è in crescita, anche se la reazione a questa ondata inquinante è molto lenta, sia per i tempi lunghi che conducono a una retraction, sia per la resistenza opposta dagli editori, sia per un contesto in cui vi è la ferma convinzione che la peer review sia sufficiente e nel fatto che i numeri sono in grado di garantire la qualità (in tempi non sospetti alcuni avevano tentato di fare presente che quella della quantità e dell’accumulo non era la strada corretta, ma hanno prevalso altre strategie, e in alcuni Paesi il raggiungimento di alcuni target è premiato con fondi e posizioni). […]