Correggere i sintomi o cambiare il sistema?

By in ,

Nell’articolo The Challenges of Scientific Publishing: An Editor-in-Chief’s Perspective (Zimmer e Bousquet, 2026), gli autori descrivono alcune delle principali criticità dell’editoria scientifica contemporanea con cui gli editor di una rivista devono confrontarsi: l’aumento delle sottomissioni, la dipendenza dall’Impact Factor e la crescita delle frodi. Pur offrendo una panoramica utile dei problemi che gli editor affrontano quotidianamente, l’analisi resta in larga misura focalizzata sulla gestione delle conseguenze più che sulle cause strutturali che hanno prodotto tali fenomeni.

La prima e più evidente criticità riguarda la crescita esponenziale della letteratura scientifica. L’aumento del numero di articoli e di riviste ha generato una pressione senza precedenti sul sistema di peer review, rendendo sempre più difficile trovare revisori qualificati e disponibili. Gli autori descrivono efficacemente il fenomeno della reviewer fatigue, ma tendono a interpretarlo come un problema organizzativo. In realtà, la crisi della revisione tra pari appare sempre più come il sintomo di un sistema che incentiva a pubblicare molto più di quanto incentivi a valutare, condividere dati o svolgere attività di servizio alla comunità scientifica. Le soluzioni proposte – certificati, riconoscimenti formali, integrazione nei profili ORCID o compensi economici – rischiano quindi di essere interventi correttivi limitati, incapaci di incidere sulle cause profonde del problema.

Anche la critica all’Impact Factor appare condivisibile ma non del tutto risolutiva. Gli autori ne evidenziano correttamente i limiti metodologici e richiamano iniziative come DORA, il Leiden Manifesto e gli Hong Kong Principles. Tuttavia, il problema non risiede soltanto nell’indicatore in sé, ma nel sistema di valutazione che continua a premiare produttività quantitativa, prestigio editoriale e accumulo di pubblicazioni. In questa prospettiva, sostituire l’Impact Factor con altre metriche rischia di riprodurre le stesse distorsioni se non viene messa in discussione la logica competitiva che alimenta il cosiddetto publish or perish.

Vi è poi una sezione dedicata all’integrità della ricerca e alla proliferazione delle frodi scientifiche. Paper mills, review mills, citation cartels e manipolazione della peer review non vengono presentati come episodi marginali ma come manifestazioni di un’economia parallela della pubblicazione scientifica che sfrutta le vulnerabilità del sistema. Tuttavia, anche in questo caso, le frodi vengono trattate prevalentemente come comportamenti devianti di singoli attori. Una lettura più critica suggerirebbe invece che tali pratiche prosperano proprio perché inserite in un contesto in cui carriere, finanziamenti e reputazione dipendono in modo crescente dalla quantità delle pubblicazioni e dagli indicatori bibliometrici.

Particolarmente interessante è la riflessione sulle possibili tensioni tra Open Science e integrità della ricerca. Gli autori segnalano che dati, protocolli e metadati aperti potrebbero essere sfruttati da paper mills e sistemi di intelligenza artificiale per produrre articoli fraudolenti più sofisticati. Pur essendo un rischio reale, questa interpretazione può apparire parziale: le evidenze disponibili mostrano infatti che trasparenza, accesso ai dati e condivisione dei materiali di ricerca rappresentano anche alcuni dei più efficaci strumenti per individuare errori, manipolazioni e risultati non riproducibili. Il problema non sembra quindi essere l’apertura in sé, quanto piuttosto l’assenza di adeguati meccanismi di verifica e certificazione.

Nel complesso, l’articolo offre la prospettiva pragmatica di un editor impegnato quotidianamente nella gestione delle criticità della pubblicazione scientifica. Tuttavia emerge una visione sostanzialmente conservativa del sistema: la peer review e la pubblicazione tradizionale vengono considerate pilastri da preservare attraverso correttivi incrementali. Rimane invece sullo sfondo una questione più radicale: se la crisi della peer review, l’ossessione per le metriche e la proliferazione delle frodi non siano problemi separati, ma manifestazioni diverse di uno stesso modello di comunicazione scientifica e di valutazione della ricerca che mostra sempre più evidenti segni di insostenibilità. In questa prospettiva, il cambiamento richiesto potrebbe non essere semplicemente un miglioramento degli strumenti esistenti, ma una trasformazione radicale delle modalità di  produzione,  diffusione, validazione e valutazione della conoscenza scientifica.