Nel 2023 il Consiglio d’Europa stabilisce che i costi per pubblicare sono diventati insostenibili e chiede un accesso trasparente equo e aperto alle pubblicazioni scientifiche.
Suggerisce agli Stati membri di dirigere i finanziamenti ora appannaggio esclusivo di iniziative private che mirano esclusivamente al profitto verso infrastrutture pubbliche guidate dalle comunità disciplinari.
In UK hanno avviato una riflessione sulle raccomandazioni del Consiglio d’Europa.
[Thoughts on how scholar-led publishing can overcome the effect of the prestige economy]
L’economia del prestigio si pone come elemento dominante nell’editoria scientifica. Solo la pubblicazione in certe sedi editoriali costosissime sembra in questo momento requisito irrinunciabile per gli avanzamenti di carriera. In questo contesto lo sviluppo di iniziative di diamond open access (tipicamente basate su infrastrutture aperte gestite dalle comunità disciplinari) che traducono in pratica i principi della scienza aperta, faticano ad affermarsi all’interno di una narrazione che ha origine all’epoca di Robert Maxwell e che da allora sembra essere cambiata poco.
Ma cos’è questa economia del prestigio e come e chi l’ha costruita?
Le istituzioni accademiche competono in un mercato globale del prestigio, dove la pubblicazione in certe riviste è fondamentale per la carriera degli accademici e per il posizionamento delle istituzioni stesse. Si pensi ai ranking di qualsiasi tipo (di istituzioni o persone) che spesso utilizzano il prestigio del contenitore.
Operatori privati creano ranking di riviste ordinate secondo una gerarchia di prestigio non condivisa con le comunità disciplinari e che vanno però ad influenzare le decisioni degli autori (devo pubblicare in quella rivista che sta in Q1 perché è più prestigiosa dell’altra) che spesso sono costretti a scegliere la sede di pubblicazione che più probabilmente gli faciliterà un avanzamento di carriera. Ciò crea un circolo vizioso in cui il tema del prestigio si è cristallizzato anche se ormai da tempo svuotato di senso.
Il diamond open access potrebbe rappresentare una alternativa virtuosa alla economia del prestigio, e abbiamo già evidenze della bontà di questo modello: Glossa, Quantitative Science Studies, Discrete analysis, Ars inveniendi analytica, e in realtà tutte le riviste delle piattaforme di Milano, Bologna, Torino eccetera. La stessa commissione europea ha investito in una piattaforma open access scholar led e ha affidato al PKP lo sviluppo del nuovo corso di Open Research Europe.
Molte iniziative prestigiose sono nate in questi anni, in alcuni casi fortemente sponsorizzate dalle istituzioni, e tuttavia il diamond open access rappresenta in questo momento meno del 10% della produzione scientifica mondiale, con i big five che assorbono la maggior parte di ciò che viene pubblicato (in termini di numero di articoli e di fondi)
I ricercatori più affermati tendono a pubblicare come hanno sempre fatto, seguendo strategie che hanno imparato ad utilizzare fin dall’inizio della loro carriera, i ricercatori più giovani seguono i maestri nella convinzione che la strada basata sull’economia del prestigio sia quella più sicura.
Certamente è necessario che le istituzioni prevedano molta formazione in merito al modello diamond, alle sue potenzialità e agli spazi di libertà rispetto alle ingerenze che hanno portato decine di board editoriali a dimettersi in massa, perché se c’è una cosa certa è che all’interno dell’economia del prestigio il ricercatore non è libero.
Le istituzioni dovrebbero impegnarsi anche nel riconoscere e premiare il lavoro svolto in iniziative di diamond open access
In conclusione il report sottolinea come lo sviluppo di iniziative diamond open access debba essere accompagnato dalle istituzioni sia attraverso una formazione adeguata e professionale che porti ad un vero cambio culturale, sia attraverso il supporto e il riconoscimento del valore delle riviste diamond open access per superare l’economia del prestigio e promuovere una modalità di pubblicazione più equa e sostenibile.


