Negli ultimi decenni il sistema della comunicazione scientifica ha progressivamente smarrito le proprie coordinate fondamentali. Quello che avrebbe dovuto essere uno strumento al servizio della conoscenza si è trasformato in un meccanismo che spesso funziona male, non per mancanza di competenze o di produzione scientifica, ma per una distorsione degli obiettivi che lo governano.
Da un lato, gli editori – sempre più orientati al profitto – hanno assunto un ruolo centrale nel definire tempi, modalità e criteri della pubblicazione. Dall’altro, gli autori si muovono in un contesto fortemente condizionato dalla carriera accademica, in cui pubblicare non è più una conseguenza naturale della ricerca, ma un imperativo strutturale. In questo gioco di equilibri apparenti, la scienza rischia di diventare un attore secondario, subordinato a logiche economiche e valutative che poco hanno a che fare con la qualità, la solidità e la rilevanza dei risultati.
La pressione a pubblicare, alimentata da sistemi di valutazione performance-based, ha profondamente modificato i comportamenti individuali e collettivi. L’open access, nato come strumento di democratizzazione del sapere e di riduzione delle barriere all’accesso, si è progressivamente trasformato in un nuovo spazio di estrazione di valore, spesso a beneficio di pochi grandi attori editoriali. In questo contesto, pratiche come la proliferazione di special issues – talvolta concepiti più per aumentare volumi e metriche o il cv degli special editors che per rispondere a reali esigenze scientifiche – rappresentano uno degli effetti più evidenti e problematici di questa deriva.
Di fronte a un sistema che premia la quantità, la rapidità e la conformità, molti autori finiscono per adattarsi: non necessariamente per convinzione, ma perché andare controcorrente richiede tempo, energie e rischi che pochi possono permettersi. Questo adattamento sistemico ha prodotto una serie di evidenze ormai difficili da ignorare: inflazione delle pubblicazioni, indebolimento dei processi di revisione, frammentazione dei risultati e progressiva perdita di fiducia (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41411706/) nel valore della letteratura scientifica.
È a partire da queste evidenze che diventa necessario interrogarsi criticamente sul modello attuale e sulla sua sostenibilità. Se l’obiettivo della scienza resta la produzione di conoscenza affidabile, cumulativa e socialmente rilevante, allora un drastico cambiamento di rotta non è solo auspicabile, ma indispensabile



