Il 4 dicembre si è tenuto un webinar a cuira di uno dei Working group della Barcelona Declaration in cui alcune istituzioni hanno rappresentato gli utilizzi di informazioni aperte nel proprio contesto.
Tre università (Milano, Antioquia e Amsterdam) e una rete di istituti di ricerca (Leibniz association) hanno mostrato come sia possibile una implementazione dei principi della Barcelona declaration in situazioni, Paesi e sistemi di valutazione molto diverse fra loro.
Ciò che è risultato chiaro è come in molti casi (come in quello italiano ma non solo) sia abbastanza difficile staccarsi completamente dall’uso di informazioni sulla ricerca proprietarie, ma anche come ci sia la volontà per molti esercizi di monitortaggio e analisi, di utilizzare fonti aperte e di contribuire al loro miglioramento.
E’ evidente come le fonti aperte per la ricerca (citiamo qui ad esempio OpenAIRE o OpenAlex ad esempio) siano più inclusive, e rappresentino meglio anche le aree socio umanistiche, permettendo alle istituzioni multidisciplinari di avere un quadro più completo delle proprie attività di ricerca.
Certamente c’è un problema di attaccamento culturale agli indicatori bibliometrici e alle loro fonti, ma abbiamo segnali del fatto che la situazione sta cambiando.
Alcuni piccoli passi sono già stati compiuti. La Sorbona ha dismesso Web of science lo scorso anno, il CNRS ha dismesso lo scorso anno Scopus e a partire dal 2026 anche Wos, e anche Amsterdam (come già aveva fatto Utrecht) dal 2026 ha dismesso Web of science.
Come dimostrato dagli interventi presentati, ai ricercatori viene e verrà garantito il massimo supporto attraverso seminari sull’uso di informazioni aperte.
Anche l’Università di Milano dal 2023 per i suoi report di monitoraggio e analisi delle attività di ricerca usa solo informazioni aperte. Fornisce dati sulla ricerca (e a breve anche sui progetti) al portale degli open data della Regione Lombardia, mette a disposizione dei propri ricercatori dashboard specifiche basate su dat aperti e offre corsi sull’uso di OpenAlex e OpenAire.
Non si tratta di una rivoluzione, ma di un processo. Avanza in Paesi e istituzioni con velocità diverse, ma si è ormai attivato.


