La Sorbona e la sfida dell’informazione aperta: un modello per le università del futuro

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SPARC è una organizzazione no-profit che supporta l’accesso alla conoscenza scientifica. Fra le tante attività legate ai temi dell’accesso alla conoscenza scientifica e ai costi correlati, c’è quella di una serie di interviste a istituzioni che hanno interrotto le sottoscrizioni a grandi pacchetti di riviste (cosiddetti big deals).

Segnaliamo qui la testimonianza di Sorbona, che nel 2024 ha cancellato la propria sottoscrizione a Web of science, sostituendolo con alternative aperte come OpenAlex. Contemporaneamente ha contribuito al lancio della Barcelona declaration on open research information, a testimonianza dell’impegno verso un sistema in cui le informazioni sulla ricerca scientifica sono libere, complete e riutilizzabili. Questa scelta si inserisce in una più ampia strategia di promozione della scienza aperta avviata nel 2018, che ha portato anche alla cancellazione di diversi accordi con grandi editori scientifici (Springer, Nature, IEEE, RSC).

La decisione è stata resa possibile da anni di sensibilizzazione della comunità accademica sui limiti del sistema editoriale commerciale e sui vantaggi dell’open science. Dopo la disdetta, le funzioni di ricerca, revisione sistematica e analisi della produzione scientifica sono state trasferite con successo ad altri strumenti, senza effetti negativi sull’attività di ricerca o sulla reputazione dell’ateneo.

Anne-Catherine Fritzinger, vice direttrice generale per il public engagement e la disseminazione della conoscenza, rivela che grazie ad anni di formazione sulla importanza della scienza aperta e sulle disfunzioni del sistema editoriale commerciale, le decisioni di dismissione sono state accolte dalla comunità accademica senza particolari proteste, anzi, proprio la comunità dei medici, quella più legata alla valutazione bibliometrica, ha trovato al suo interno un sostenitore e promotore di questa decisione.

Dopo la disdetta, le funzioni di ricerca, revisione sistematica e analisi della produzione scientifica sono state trasferite con successo ad altri strumenti (ad esempio Matilda, o OpenAlex), senza effetti negativi sull’attività di ricerca o sulla reputazione dell’ateneo.

Il passaggio ad OpenAlex è stato vantaggioso perché offre una maggiore copertura anche delle aree HSS, inoltre gli sforzi di correzione dei metadati contenuti vanno a vantaggio dell’intera comunità scientifica e non di un operatore commerciale.

L’esperienza dimostra che risorse molto utilizzate non sono necessariamente indispensabili e che il passaggio a infrastrutture aperte può risultare vantaggioso sia nel breve che nel lungo periodo.

The lesson: just because a resource sees heavy usage does not mean it is indispensable.

Amelie Church, direttrice delle biblioteche della Sorbona, afferma che

When unsubscribing from a resource, we communicate the reasoning and cost […] It’s very well understood by the community.

La decisione della Sorbona rappresenta un segnale importante nel dibattito sull’accesso e sulla gestione dell’informazione scientifica. Rinunciare a strumenti consolidati come Web of Science non significa rifiutare la valutazione della ricerca, ma mettere in discussione un modello basato su infrastrutture proprietarie che controllano dati, metriche e processi essenziali per la comunità accademica. La scelta evidenzia come le informazioni sulla ricerca debbano essere considerate un bene comune. Quando dati bibliografici, metadati e indicatori sono aperti e accessibili, università, ricercatori e enti finanziatori possono verificarli, correggerli e migliorarli collettivamente, senza dipendere dalle decisioni commerciali di pochi grandi operatori. Questo favorisce maggiore trasparenza, equità e inclusione, soprattutto per discipline come le scienze umane e sociali, spesso meno rappresentate nei database commerciali.

L’esperienza della Sorbona mostra inoltre che il cambiamento richiede una visione istituzionale chiara e un forte lavoro culturale. La transizione verso strumenti aperti è stata possibile perché l’università aveva già investito nella diffusione dei principi della scienza aperta e nel coinvolgimento della propria comunità accademica, a partire dalla comprensione dell’uso che veniva fatto di questi strumenti proprietari e della loro sostituibilità. In questo senso, l’open science non è soltanto una questione tecnica, ma una scelta politica e strategica che riguarda il modo in cui la conoscenza viene prodotta, valutata e condivisa